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martedì 13 marzo 2018

Review | "Gli Omicidi dello Zodiaco" di Soji Shimada

Buon pomeriggio gente!


Ho un mucchio di lavoro arretrato per quanto riguarda il blog, senza contare che non lo aggiorno come vorrei e ho appena dato uno sguardo alla cartella delle recensioni da pubblicare e ve ne ho trovate ben tre che, ahimè, non ho mai avuto modo di inserire sul blog, quindi se ve lo state chiedendo, sì, sono qui a scrivere un’altra recensione E a ballare la danza della penitenza.

Voglio essere davvero più costante e presente e prometto che ce la metterò tutta! *sguardo della risolutezza*

 

Ma ora veniamo alla recensione.

 

Il libro in questione è: Gli Omicidi dello Zodiaco di Soji Shimada.

 

Iniziamo con la scheda dettagliata:

 

Titolo: Gli Omicidi dello Zodiaco

Autore: Soji Shimada

Edizione: 336 pagine

Editore: Giunti Editore

Lingua: Italiano

Prezzo (cartaceo): € 15,30 (su IBS.it)

Prezzo (e-book): € 9,99

Trama: Heikichi Umezawa, un uomo assai ricco, artista eccentrico, appassionato di astrologia e alchimia, una giovinezza trascorsa a Parigi, una vita all'insegna dell'occultismo, dell'estetismo e del lusso, viene ritrovato morto, il cranio sfondato da un oggetto appuntito, nel suo studio chiuso a chiave dall'interno. E' mattina e ha nevicato per tutta la notte, non ci sono tracce e tutti i possibili sospetti hanno alibi di ferro. L'artista ha appena completato l'ultimo di una serie di dipinti di soggetto astrologico. Ma soprattutto, tra gli appunti di Umezawa, gli inquirenti scoprono un progetto assurdo e mostruoso: la creazione di Azoth, l'essere femminile perfetto, assemblando parti del corpo di due sue figlie, due figliastre e due nipoti. Ognuna di queste ragazze, tutte vergini comprese tra i diciotto e i venticinque anni, appartengono a segni astrologici diversi e ideali per formare la creatura che costituisce l'ispirazione e il sogno di ogni alchimista. Il fatto è che, poco tempo dopo la morte dell'artista pazzo, le sei ragazze Umezawa vengono effettivamente uccise e ritrovate, variamente smembrate, in luoghi diversi dell'arcipelago nipponico, ciascuno con una precisa valenza magica e simbolica. Chi ha ucciso Heikichi Umezawa? E chi ha messo in pratica il suo orrendo delirio? La Seconda guerra mondiale e la catastrofe del Giappone interrompono le indagini, ma trent'anni dopo un famoso maestro astrologo, appassionato di investigazioni, e il suo giovane assistente riprendono le fila di quel cupo enigma… (da IBS.it)

 

Questo è uno di quei libri che mi hanno colpito sin da subito. Ricordo di essere andata a spulciare la pagina Instagram della Giunti Editore (che trovate qui) e di aver visto questa copertina tra gli ultimi contenuti e mi sono detta: “Ok, ho appena trovato il prossimo libro da comprare”.

Sono una fan dei libri che trattano di casi irrisolti, c’è poco da fare in merito e poi, inevitabilmente, il titolo mi ha ricordato Zodiac, un film di David Fincher del 2007, basato sui libri di Robert Graysmith dedicati al serial killer statunitense denominato Killer dello Zodiaco che, negli anni Sessanta e Settanta sconvolse la città di San Francisco (California). Adoro questo film e per associazione non potevo non lasciarmi tentare anche dal libro di Soji Shimada.

 

Innanzitutto, c’è da dire che ho trovato i due protagonisti principali, Ishioka Kazumi e Mitarai Kiyoshi, i due dilettanti investigatori decisi a risolvere gli omicidi di Umezawa Heikichi e di altre sei ragazze, davvero spassosi, molto simili a Sherlock Holmes e al fido Watson, cosa che non mi ha per niente infastidita, anzi.

 

Ishioka Kazumi è un illustratore, appassionato di romanzi a carattere investigativo, mentre Mitarai Kiyoshi è un astrologo. Per motivi legati all’attività di quest’ultimo, si trovano a discutere di questi omicidi, avvenuti più di quarant’anni prima e mai risolti. Ishioka trova assurdo che il suo amico non ne abbia mai sentito parlare, perciò è costretto a rievocare tutta la vicenda e, inoltre, gli sembra anche un buon modo per scuotere Kiyoshi dalla sua apatia (vi ricorda qualcuno, vero?).

 

I due cominciano a investigare, seguendo piste differenti, ma l’autore non rievoca mai scene davvero poliziesche, anzi, tutta la storia sembra basarsi molto di più sul racconto di ciò che è avvenuto quarant’anni prima, piuttosto che sull’azione della ricerca di prove, di domande ai possibili testimoni (che, per lo più, sono ormai morti, ma tant’è) o di “interrogatori” vari.

 

Tuttavia, è proprio qui che l’autore ci stupisce. Riesce, nonostante tutto, a trascinare il lettore nella mischia, a farlo sentire parte dell’azione e non a caso, è proprio al lettore che lancia una sfida: cercare di scoprire l’assassino prima di arrivare ai capitoli finali. L’ho trovata un’idea davvero intelligente e coinvolgente, perché spesso un libro del genere si limita all’esposizione dei fatti, a una serie di dialoghi con personaggi che potrebbero o non potrebbero essere i veri responsabili della tragedia, una serie di vicissitudini vissute dal poliziotto/investigatore di turno durante le indagini, il fantomatico dettaglio di cui nessuno si era accorto e la cattura del killer, magari con tanto di lotta con il poliziotto/investigatore di turno. Molta azione, poco cervello, ecco.

Qui avviene tutto il contrario.

 

Shimada mette a disposizione del lettore tutte le prove, tutti i possibili scenari, tutte le indagini svolte all’epoca dalla polizia, ti porta per mano lungo ciò che avvenuto, quasi come fosse una mostra e poi sembra dirti: “Bene, adesso hai tutto quello che ti serve. Riesci a capire chi è l’assassino?”.

L’investigatore diventi tu e senti quasi la pressione e il peso della cosa addosso. Non mi è difficile capire perché venga considerato un capolavoro del genere.

 

É un libro che mi sento davvero di consigliare agli amanti del genere, ma anche a coloro che, invece, non trovano così allettante i thriller o i gialli, perché sono sicura che questo libro riuscirà a far cambiare loro idea.

D’altronde, come si può dire di no a un libro interattivo? 

 

Il mio voto complessivo per questo romanzo è di: 9/10

 

Allora, sono riuscita a convincervi?

 

 

Alla prossima recensione,

 

 

 

Mara